Il Comune di Roma ha decretato, per mano del vicecapo
di Gabinetto del Sindaco, Giammario Nardi, la
chiusura dell’Associazione “Gabriele Viti” che si è
ben distinta nella Capitale per la sua opera di volontariato prestato
sia mediante il lavoro di un gruppo molto ben addestrato di giovani che
si dedicano alla Protezione Civile, sia fornendo spazi addestrativi a
più di quaranta Associazioni tra le quali spicca quella di “Applausi
VIP” che addestra ed impiega i famosi “Clown in corsia”,
sia realizzando a proprie spese opere di beneficenza destinate ai bambini
ricoverati negli ospedali romani del S. Eugenio e del Policlinico Umberto
I. Qualcuno deve aver pensato, anche nella considerazione che l’Associazione
non ha mai chiesto pubbliche sovvenzioni o contributi, che ciò
fosse da considerare veramente troppo.
Per inquadrare subito il punto vivo, il nervo scoperto della situazione,
il torto principale dell’Associazione e dei suoi dirigenti è
stato quello di accettare quasi con sfrontatezza alcuni locali nella ex
fiera di Roma e, per di più, di renderli funzionali ed accoglienti
mettendoli a disposizione di tutti a titolo gratuito. C’è
ancora da aggiungere che l’Associazione ha addirittura ultimamente
pensato – giudicate se questa è davvero una follia! –
di arrivare ad un ancor più pieno impiego dello spazio ricevuto
in assegnazione dal Comune mettendolo a disposizione di attività
culturali dedicate a cittadini residenti nel territorio della XI Circoscrizione.
Cosa rimprovera nei fatti il Comune all’Associazione? Una cosa di
non poco conto. I locali non sono stati consegnati ai responsabili con
il classico “Bollo Tondo”, la vera punta di lancia della burocrazia,
statale e non, di tutti i tempi. Anche di quelli di oggi. Tecnicamente,
il Vice Capo Gabinetto del Sindaco Veltroni, Luca Odevaine, incarica a
suo tempo Antonio Quintiliani, che è in quel momento responsabile
per il Gabinetto del Sindaco per l’ex polo Fiera di Roma, di reperire
per l’Associazione “Gabriele Viti” spazi sufficienti
per la vita associativa. La lettera di incarico è la 49553 del
9 agosto 2007 ed è firmata da Luca Odevaine, allora Vice Capo di
Gabinetto. Quintiliani esegue il suo incarico ed identifica i locali idonei
nei padiglioni 8 e 32. Una nota dell’Ufficio di Quintiliani prot.
0111/bis del 13.8.2007 comunica all’Associazione l’avvenuta
assegnazione e viene trasmessa, così come ha dichiarato lo stesso
Quintiliani, al Gabinetto del Sindaco Veltroni. Il Gabinetto del Sindaco
non emette su questa materia un suo documento: appunto il classico “Bollo
Tondo”. Ovvero nessun documento in questo senso è mai arrivato
all’Associazione che reputa sufficiente la comunicazione avuta da
Quintiliani.
Tutto procede in modo apparentemente regolare. I locali vengono presi
in consegna mediante un verbale appositamente redatto, vengono arredati,
ordinati e rimessi in efficienza dai soci dell’Associazione che
addirittura mettono mano alle proprie tasche non chiedendo aiuti e sovvenzioni
a nessuno. C’è di più. Come tutte le strutture provenienti
da pubblica assegnazione il Sindaco di Roma in persona (si tratta di Veltroni,
è un fatto importante) presenzia in pompa magna all’inaugurazione
accompagnato da un nutrito gruppo di assessori tra i quali si ricorda
Touadi, Pomponi, Coscia e Milano. Tutto è documentato fotograficamente
e può essere facilmente consultato sul sito web dell’Associazione
Gabriele Viti.
Ora tutto cambia. Alemanno vince le elezioni e diviene sindaco di Roma,
ma forse diviene sindaco di non tutti i cittadini romani. Nei fatti il
Vice Capo di Gabinetto odierno, Nardi appunto, decreta che l’Associazione
“Gabriele Viti” debba cessare di esistere. Il fatto è
che la documentazione in possesso del Presidente dell’Associazione
è ritenuta carente. Manca il classico “Bollo Tondo”,
ovvero il decreto del Gabinetto del Sindaco che con atto scritto sancisca
l’assegnazione di questi locali. Addirittura il Nardi ha adombrato
che il Quintiliani possa avere messo in essere un atto falso, assegnando
nei fatti gli spazi senza averne il potere edittale effettivo. Sarebbe,
a questo proposito, veramente un’esperienza interessantissima assistere
magari ad un processo a danno del Quintiliani nel corso del quale l’allora
Sindaco di Roma dovrebbe spiegare (e con lui tutti gli assessori presenti
ed ivi comprese le scorte dei Vigili Urbani) davanti ai giudici di avere
inaugurato una struttura di interesse pubblico mai assegnata. Per intendersi
sarebbe come se il Sindaco inaugurasse le strutture di un Centro Sociale
occupato. Ciò appare una pretestuosa ed assurda scusa, che peraltro
sembra architettata in modo grossolano e maldestro e che potrebbe avere
come fine facilmente ipotizzabile di togliere uno spazio già concesso
ad un assegnatario, magari per farne beneficare un altro più “vicino”
al proprio orientamento politico.
Il problema non è di poco conto e, pur essendo legato alla cronaca
cittadina di Roma, potrebbe instaurare, se generalizzato, una prassi pericolosissima
per la quale ciò che ha fatto una amministrazione non è
riconosciuto da quella subentrante. Con lo stesso criterio si potrebbe
sottrarre qualsiasi cosa per darla ad altri secondo un principio che si
avvicinerebbe più al concetto della totale arbitrarietà
che a quello dello “spoils system”. Le cariche della Pubblica
Amministrazione, in particolare quelle elettive, non governano soltanto
l’elettorato che le ha votate, ma al contrario tutto l’elettorato,
anche quello di parte avversa. Una buona amministrazione, una giustizia
amministrativa coerente ed attenta avrebbe fatto molto meglio a sanare
ora per allora una carenza piuttosto che farne una sorta di grimaldello
che è destinato a scardinare un’Associazione che, si ribadisce,
ha ben meritato.
Sarebbe opportuno conoscere, in questa materia, il parere di chi ieri
aveva il governo della Capitale oltre quello del Sindaco attuale di Roma
posto che nello stesso ambito dell’attuale maggioranza esistono
persone che si sono mobilitate, avendo riconosciuto il buon diritto e
le capacità dell’Associazione Gabriele Viti, a favore di
quest’ultima facendo notare che tanto zelo nel riordinare il patrimonio
immobiliare romano non è stato applicato nei confronti di chi mantiene
realmente occupazioni abusive. C’è il sospetto – solo
il sospetto sino a questo momento – che questo provvedimento sia
stato preso con altre finalità ed intendimenti, magari per favorire
interventi speculativi di grosso livello che vedono negli spazi dell’ex
Fiera di Roma un boccone pregiatissimo da divorare.
Maurizio Navarra


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